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La tregua di Natale

Spettacolo teatrale con attori e coro

Un evento che dai media ufficiali dell’epoca fu censurato. Di questo episodio di fortissima umanità non si doveva parlare nei giorni di fuoco della Grande Guerra, una sorta di autocensura dei giornali. Sarebbe stato sconveniente veder scritto sulle colonne di quelle pagine, che trasudavano odio e parole feroci, tregua volontaria. Non si poteva umanizzare il nemico: non poteva vincere l’umanità, la fratellanza oltre ogni confine: geografico, politico, religioso, bellico. Eppure, nell’inverno del 1914 le armi cessarono di tuonare e i soldati uscirono, sicuri, dalle loro trincee trovandosi a scambiare regali, strette di mano, abbracci, fino addirittura a giocare partite di calcio, con quelli che fino a un attimo prima erano il nemico. In quell’inferno fatto di proiettili, cariche feroci con le baionette, cumuli di corpi in putrefazione sul suolo umido della terra di nessuno e gas asfissianti, la musica, da una trincea all’altra, ha riecheggiato nei cuori dei combattenti, portandoli lentamente, ma con ardente desiderio, fuori da quei buchi scavati nel terreno in cui si rifugiavano, infreddoliti e spaventati, alimentati da un odio che, probabilmente, non era il loro. La musica si era dimostrata, ancora una volta, veicolo universale di comunicazione. Filo che ci lega tutti, che ci permette di avvicinarci senza timori all’altro, perché la musica crea relazione e ci meraviglia. Così i soldati hanno lasciato i fucili e per qualche giorno hanno dimenticato l’orrore dei mitragliatori e la paura dell’assalto. Si è festeggiato il Natale con il suo messaggio di pace, di unione e di fratellanza. L’umanità si è scoperta unica famiglia in un momento in cui invece il potere avrebbe voluto separarla, farla credere diversa, divisa in fazioni. Un episodio rimasto sconosciuto a lungo, ma che grazie alla potenza del teatro, che si fa veicolo di testimonianze, ritrova la propria forza e lascia al pubblico una riflessione profonda su cosa sia il Natale, che non è solo un giorno, ma uno stato dell’anima in cui la violenza non trova spazio.

Il testo apre allo scoppio della prima guerra mondiale, enfatizzando la frenesia patriottica di quella repentina escalation di dichiarazioni di guerra, frenesia che presto si esaurisce nella desolazione e nella tragica routine della trincea, fino a giungere al racconto di quel miracolo che fu la notte di Natale del 1914. Le parole scelte sono tratte dalle lettere che i soldati inviarono ai loro famigliari: emozioni vere, autentiche, meraviglia che si fa carne, sguardi che hanno inciso nelle pupille la gioia per un atto volontario di pace.

La regia vede in scena un gruppo di circa 40 elementi tra coro, musicisti e attori, che collaborano e interagiscono assieme per ricreare simbolicamente le urla e i suoni del giorno in cui venne annunciata la morte del Gran Duca Ferdinando; la pioggia, lo scoppio delle bombe e il sibilare dei proiettili in trincea, fino a diventare la calda musica e le soavi voci che hanno spinto i soldati a incontrarsi. Uno spazio unico per far comunicare i due mondi: quello agito del teatro e quello evocativo della musica. Una ricostruzione storica dall’intenso valore testimoniale e memoriale.

La direzione musicale sceglie di accostare diversi ambienti, dal canto popolare e dalla musica tradizionale natalizia, alla musica per immagini e del repertorio classico. In scena, ad accompagnare il coro e la narrazione, un pianoforte, un set di percussioni, chitarra e fisarmonica.


Ideazione e direzione musicale: Paolo Camporesi
Testo e regia teatrale: Sara Zanobbio e Lodovico M. Travaglia
Arrangiamenti musicali: Simone Cernuschi e Davide Redaelli
Assistenza al progetto: Paola Campaner, Loribel S. Velotto, Nizar Fergag e Giacomo D'Andrea
Musicisti: Simone Cernuschi, Francesco Menin, Pablo Nicoli, Matteo Valtolina

Con la Giovane Corale di Cassano D’Adda e la compagnia teatrale InDialogo di Pantigliate

Proprio oggi che la guerra è alle porte dell’Europa bisogna comprendere che la pace è una scelta. L’esperienza teatrale, con il suo potere di radunare assieme la comunità, è fondamentale per ricordare che ci vuole coraggio ad agire ogni giorno, singolarmente, con la pace, e che l’atto di un solo uomo può valere più di qualsiasi trattato, decreto, di qualsiasi documento. La tregua di Natale è il perfetto esempio di come un solo gesto, semplice, quotidiano, possa essere un vero atto rivoluzionario e di come l’uomo possa riconoscersi nell’altro, cancellando in un soffio le barriere che ci vengono costruite intorno. E purtroppo ci insegna che non è facile evitare di ricadere nella paura, nell’odio e nell’oblio.